Di seguito la relazione del gruppo giovani di Azione Cattolica all'Assemblea parrocchiale della Parrocchia di S. Giorgio Martire in Racale.
Anche noi giovani in occasione di questa assemblea parrocchiale vogliamo guardarci sia alle spalle, per guardare il percorso tracciato in questo triennio, sia avanti ai nostri volti per vedere quelle che sono le nuove sfide alle quali il nostro stare insieme ci invita.
Il punto di partenza all’inizio di questo triennio era l’esperienza del campo scuola di Atessa, che virtualmente ha chiuso un ciclo importante nella vita del nostro gruppo. Terminammo quella esperienza con i forti punti interrogativi che don Totò e gli altri educatori ci proposero, con il forte dubbio che non fossimo riusciti a “mettere in circolo” quell’Amore che era dentro di noi, e con il triste presentimento di non aver raggiunto quella “casa incantata” (protagonista di una favola che Totò ci dedicò che simboleggiava appunto la consapevolezza, il dare senso e gusto al cammino che stavamo intraprendendo).
Ne è seguito un anno difficile, in cui la maggior parte di noi si è allontanata dal gruppo, in cui sembrava così difficile capire quale fosse il “perché” del nostro stare insieme. I pochi che ormai continuavano a crederci ancora, dovevano combattere con la ancora più stressante lontananza delle persone con cui volevano condividere il cammino e a volte perdendo la giusta motivazione anche nello stare insieme. Il 2011 è stato un anno “sabbatico” in cui si è deciso anche di non fare nessuna esperienza forte nel periodo estivo proprio perché credevamo smarrito quel senso che ci legava nel nostro stare insieme.
Ma è nel 2011/2012 che qualcosa è iniziata a cambiare: certo, agli incontri si continuava sempre ad essere in pochi, ma cominciava a fremere dentro di noi la voglia di voltare pagina, la voglia di un nuovo impegno: nuovo nei modi e nelle forme, che valorizzasse sì il nostro stare insieme, ma che non perdesse di vista quello che è il fine ultimo, ovvero l’essere Suoi testimoni. Così in noi è maturata via via quella consapevolezza, quella decisione di far parte di un gruppo che per sua natura sarà sempre frammentato dalle distanze fisiche, apparentemente insormontabili. Ora o ci si piange di questa condizione oppure si cerca di fare dei nostri legami trans-appeninici un punto di forza.
Durante l’estate del 2012 abbiamo vissuto l’esperienza al Monastero di Bose che più che rafforzare i nostri legami, già saldi di per sé, ci ha permesso prima di tutto di confrontarci con i nostri limiti, con le nostre fragilità. Rimbombano ancora forti nelle orecchie di chi partecipò a quella esperienza, le parole di Sorella Chiara, il giorno prima della partenza, in cui ci metteva in guardia dal rischio della mormorazione. Ci chiedeva il coraggio della trasparenza, dell’essere franchi tra di noi e non cercare di risolvere i problemi attraverso il pettegolezzo o il facile giudizio.
Sicuramente questa esperienza ha interrogato dapprima in profondo noi stessi, ma ci ha permesso di porci nel gruppo con spirito diverso e più sincero.
Con l’inizio dell’anno associativo 2012/13, proprio in virtù di questo, abbiamo cominciato a sentire poco calzante alla nostra realtà di gruppo, i cammini, a volte troppo strutturati, che le guide di riferimento ci proponevano. Il rischio serio era quello che stavamo dando troppa importanza alla forma e molto meno al contenuto.
Ma a differenza di come reagimmo nel passato, non abbiamo lasciato scorrere il tempo nell’insoddisfazione o nella non chiarezza tra di noi, ma abbiamo deciso di dialogare in maniera franca, guardando le difficoltà e accettando la sfida di “ristrutturare” anche il modo di affrontare le tematiche che le nostre educatrici Lucia e Ornella cercavano di proporci non senza difficoltà, considerando il nostro poco interesse.
Così abbiamo parlato, sia nel periodo natalizio, ma soprattutto nel periodo pasquale in cui abbiamo deciso di dare una svolta decisiva.
Non potevamo più usare il facile alibi che ciò che ci veniva proposto non era sufficientemente stimolante, avevamo l’obbligo di trovare i giusti stimoli nel nostro vivere, nelle nostre giornate, nelle nostre diverse espressioni culturali e letterarie. Intorno ad un tavolo, guardandoci negli occhi (a pancia piena, dopo una bella pizza), abbiamo cercato in noi quel “coraggio della trasparenza”. Cosa vogliamo? Abbiamo voglia di stare insieme? Come possiamo stare insieme?
Per questo abbiamo pensato di strutturare i nostri incontri in maniera diversa; un metodo che continuiamo ad adoperare ancora adesso e che ci sta riservando dei momenti di vera crescita.
Partendo da una parola chiave o da un concetto di partenza (selezionata con tanta pazienza e attenzione dalla cara Lucia), ognuno di noi porta in prima persona le emozioni e le proprie esperienze di vita, consapevoli del fatto che è nel nostro vivere che dobbiamo essere testimoni di Gesù, e ancora più consapevoli che in una società che ci fornisce una svariata moltitudine di input, dobbiamo saper adoperare quel necessario discernimento interiore che ci permette di separare le informazioni che ci servono e quelle che non ci servono nel nostro percorso.
Quello che però ci ha fatto bene di tutto questo processo, è la maturazione di una nuova consapevolezza del nostro stare insieme, che trascende le distanze e che non può ridursi al semplice valutare stimolante o meno la proposta dell’educatore.
In questo periodo inoltre, abbiamo anche vissuto due esperienze significative di servizio presso il sociale: la prima vissuta dal nostro gruppo Giovani presso il Rifugio per cani di Alliste-Felline; la seconda, vissuta nello scorso periodo natalizio insieme al gruppo dei giovanissimi, presso il Centro per disabili della Cooperativa Sociale “A. Tuma” di Felline. Entrambe sono state esperienze significative che ci hanno ancora una volta fatto toccare con mano, come il nostro protagonismo giovanile deve necessariamente tramutarsi in servizio verso gli altri e verso il Creato.
Così, proseguendo nel nostro percorso, abbiamo deciso di avvicinarci sempre più a quella famosa “casa incantata” con la consapevolezza che siamo noi gli artefici del nostro cammino, e che i piedi che dovranno percorrere le strade del nostro percorso non possono che essere i nostri.
Allora non ci è sembrato così assurdo e blasfemo ritrovare il Vangelo nel verso di una poesia, o ancora in una strofa di una canzone, in una pagina di diario o ancora una volta in uno stato o in una chat di Facebook.
“le distanze ci informano che siamo fragili” citava una canzone di un po’ di anni fa, ma la voglia di stare insieme ha superato anche questa fragilità.
Siamo la generazione dei social network, degli smartphone, della massima tecnologizzazione possibile. Non possiamo subire questi “nuovi luoghi” di incontro come se ne fossimo schiavi. Dobbiamo vivere in uno “stato permanente di missione” anche quando dinanzi ad un computer o ad un cellulare entriamo in contatto con persone lontane da noi centinaia di chilometri.
Così, sempre nella seconda parte dell’anno scorso abbiamo iniziato ad incontrarci anche in video chat con i nostri amici che si trovano nelle loro città universitarie. E’ una scelta chiara questa, quella di non subire gli strumenti tecnologici ma di adoperarli per una nuova evangelizzazione.
“Share your life” - condividi la tua vita, è stata l’esperienza che non senza lunghi dibattiti abbiamo deciso di condividere tra di noi quest’estate: con spirito nuovo, con forza nuova, con nuova gioia ritrovata nello stare insieme perché sapevamo che parlando di Fede, Speranza e Carità, non potevamo aggrapparci ai massimi sistemi filosofici, ma dovevamo mettere in discussione la nostra più profonda intimità.
Abbiamo iniziato da poco il nuovo anno e dell’invito che il Papa ci fa nella sua esortazione ad essere “Audaci e creativi” vogliamo farne il nostro motto. Audaci, perché vogliamo leggere il Vangelo con occhi diversi rispetto al comodo «si è sempre fatto così»; creativi, perché cercheremo di utilizzare tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Non senza un po’ di autocelebrazione, siamo contentissimi di due episodi: il primo del fatto che la nostra proposta di dialogo intorno all’icona biblica dell’anno (“#ilVangeloGiovane” lo abbiamo chiamato) frutto di un confronto su Facebook, sia stata letta da oltre 300 persone ed è piaciuta a molti; il secondo è che il nostro modo particolare di incontrarci, attraverso appunto la videochiamata, sia stato apprezzato anche dal Centro Nazionale di Azione Cattolica e preso come spunto da altre realtà di AC in Italia.
Quest’anno inoltre, durante i nostri incontri, comunichiamo in tempo reale su Twitter quello che è il frutto delle nostre discussioni: questo sia per poterle rileggere e farle sempre più nostre, impedendo che la discussione si esaurisca a quell’ora e mezzo di incontro, sia per dare stimoli di discussione a tutti coloro che ci leggono sui social e permettergli a loro volta di interagire e di interrogarsi.
Ora non ci vogliamo sentire arrivati in nulla, perché siamo ancora più in cammino di prima: tante sfide ci attendono, tante soddisfazioni ci stanno caricando.
E’ bello vedere che stiamo piano piano riuscendo a farci “portatori” di questa nuova consapevolezza così da richiamare il volontario ritorno di alcuni amici che dopo il campo di Atessa si erano allontanati dall’AC e dalla Comunità.
Le sfide che ci attendono sono tante, ma in particolare quella del testimoniare questo modo di stare insieme nei mondi che quotidianamente viviamo, digitali e reali; di “metterci la faccia” perché coraggiosamente vogliamo mostrarci ospitali verso gli altri una volta che sentiamo di aver raggiunto quella “casa incantata”, ma soprattutto non vogliamo esserne sfrattati.
Abbiamo un sogno: quello di infondere la nostra consapevolezza a tutti gli amici che in questi anni si sono allontanati dal gruppo sia per l’università sia perché non ne siamo stati all’altezza.
gruppo giovani di Azione Cattolica
Parrocchia S. Giorgio M. - Racale