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testo semiserio di don Totò Tundo
Quando al re di Tispok giunsero voci riguardo a una strana festa organizzata in altri reami, inviò 75 ambasciate, 123 osservatori e non si seppe mai quante spie, con il preciso compito di vedere e capire il perchè e il "percome" di tutto. Venne a sapere così che per un certo periodo negli altri paesi c'era l'inspiegabile vezzo di travestirsi con mascherine e costumi, spesso costosi, per stare allegri tra burle e facezie! Così ognuno indossava i vestiti dei personaggi o degli animali con le qualità alle quali aspirava: chi sognava di essere forte e potente si travestiva da leone e si comportava da leone; chi voleva essere scaltro e difensore della giustizia e dei deboli, da Robin Hood o da Zorro con mantello nero e spada sguainata. In una parola, almeno in quel mese, ognuno poteva essere chi voleva come voleva e andare in giro ridendo, seminando meraviglia o spavento, facendo in definitiva divertire un pò tutti.
Il re apprezzò molto l'idea e sentenziò per iscritto e poi a voce spiegata che " Da oggi e fino a quando io non cambierò idea, anche Tispok avrà il suo Carnevale!" (Applauso dei tispokki riuniti solennemente in piazza). E, giacchè in quel reame imperava la Norma Suprema per cui una legge entra in vigore da quando la osserva colui che l'ha promulgata, il re stesso dovette decidere quale costume indossare.
E certamente non fu cosa da poco, perchè lui voleva essere semplicemente soltanto re e voleva fare il re magari a suo modo: senza i "se" e i "ma" e le "ragioni di Stato" e le "opportunità diplomatiche" che più di una volta gli avevano imposto scelte di comodo. Per cui decise, per divertimento, di andare, vestito da re, in casa dei sudditi per parlare e mangiare e giocare con loro, ridendo da pazzi dell'imbarazzo di tutta la corte e dei suoi ministri che guardavano con evidente disprezzo il re che faceva il re e, per giunta, travestito da re!
Ciascuno confezionò un costume e lo esibì tra risate e applausi, ma, nonostante la novità, non riuscì a stare contento, perchè un povero è povero anche se vestito da ricco e un tispokkio rimane un tispokkio qualunque maschera indossi. Solo il re, se la spassava da matti; ed era una gioia vederlo incontrare la gente, ascoltarla con interesse e poi decidere con imparzialità e sagacia vibrando con forza lo scettro contro arroganti e prevaricatori.
Fu così che l'anno seguente (si disse: per un inspiegabile effetto della Norma Suprema) ciascuno si vestì da ciò che era ogni giorno e almeno per quella occasione fece, ridendo e scherzando, quello che sempre avrebbe voluto e dovuto, ma che per chissà quali motivi, lo aveva fatto con la zavorra nell'anima, o lo aveva trascurato del tutto.
Così, per esempio, i datori di lavoro cominciarono allegramente a dare lavoro; e gli operai, nel loro costume, a lavorare ridendo di gusto; gli artigiani realizzarono tutto a regola d'arte e si divertirono ad essere puntuali nelle consegne, e furono lieti nel vedere la faccia sorpresa dei loro stessi clienti; e i commercianti, vendettero senza imbrogliare. E se anche i ladri e gli assassini si trastullavano a rubare e uccidere, comunque il clima del carnevale non ne pativa poi molto, perchè le guardie del re, travestite con la loro stessa divisa, facevano, col sorriso negli occhi, il loro dovere e li mettevano tranquillamente in prigione in attesa che i giudici, al colmo dell'allegria, li giudicassero con equilibrio nel rispetto dei tempi, della Norma Suprema e degli altri statuti.
La festa raggiunse il culmine quando anche i medici pretesero, giusto perchè "se è carnevale, è carnevale per tutti", di travestirsi gioiosamente da medici e di mettersi amorevolmente a curare gli ammalati e le vittime di ogni malanno.
E i ministri! Perfino i ministri e la corte, inaudito solo a pensarsi, decisero, almeno per scherzo, di lasciar perdere polemiche e insulti per godersi appieno la soddisfazione di governare come Dio avrebbe voluto.
Si rischiò di passare oltre ogni misura quando qualcuno non si fece scrupolo di insinuare che, definitivamente travolti dal carnevale, insensibili ad ogni quaresima, perfino i preti si fossero travestiti da preti e avessero cominciato, con allegria, a fare quello che sempre avevano detto e gridato dal pulpito. Ma tanta cattiveria fu provvidenzialmente presto smentita dalla integrità morale di quegli uomini santi che mai si sarebbero lasciati traviare dalla follia collettiva.
Eppure, i paesi vicini non riuscivano a comprendere la logica di quella trovata e risero, e scossero il capo ridendo, perchè, pensavano non avesse alcun senso né a carnevale né in ogni altro periodo dell'anno solare, travestirsi da ciò che si è, per fare ciò che si vuole e si deve.
Gli ambasciatori e le innumerevoli spie non avevano loro spiegato che nel regno di Tispok, a carnevale, per scherzo, la vita era diventata una festa.