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2° messaggio nella bottiglia

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2° Messaggio nella bottiglia

Poche ore dopo l’esserci ridestati dal terrore e, ancor più, dall’incredulità di saperci ancora vivi, alcuni di noi si stavano già scaraventando come mandrie assetate alla vista di uno specchio d’acqua, sui bagagli sbrindellati sparsi sulla spiaggia. Altri erano intenti a scavare tra i rottami. Un solo pensiero nella testa: trovare cibo e acqua.
Giunta la sera mettemmo in circolo, intorno al fuoco che avevamo acceso al centro della grande striscia di sabbia, tutto quello che avevamo trovato: bottigliette d’acqua, alcune lattine di coca cola mezze ammaccate, pacchetti sbruciacchiati di tramezzini e salatini, qualche barretta di cioccolato uscite fuori come fossero tante piccole scatole di diamanti da un borsone grigio, ma che fino a poco tempo prima doveva essere stato rosso fuoco. Ci sentimmo sollevati... avevamo da mangiare e da bere.
Poi, quasi mossi da una mente comune, ci guardammo intorno, cercando di fuggire gli sguardi gli uni degli altri... A occhio e croce eravamo circa una cinquantina di superstiti, tutti intorno alla stessa preda. Per quanto tempo sarebbe durato ciò che sull’aereo avremmo magari avuto anche il coraggio di rifiutare e che adesso era la nostra “manna”?
Mi soffermai a fare un calcolo approssimativo e come me, son sicuro, anche gli altri... Ebbene il risultato rimandò di appena qualche giorno le nostre speranze di sopravvivenza. Cosa potevamo fare? Abbandonarci a noi stessi, rassegnandoci ad essere inghiottiti nel buco nero di un destino crudele, o provare a darci da fare?
Cosa potevamo fare? Sì, davanti a noi c’era tutto un mare immenso nel quale avremmo potuto pescare. . . ma chi lo sapeva fare? E alle nostre spalle, solo a qualche metro dal fuoco che avevamo acceso per riscaldare la notte, c’era una foresta inesplorata dove avremmo sicuramente potuto trovare animali da cacciare e da mangiare. Ma chi l’aveva mai fatto?
Noi che eravamo così abituati a pescare e a cacciare semplicemente infilando la mano tra i banconi e gli scaffali del supermercato... Dovevamo trovare un’altra strada: ricominciare da zero... e ripartire dal nostro sudore e dalla nostra fatica.


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